A Frontin, un borgo dal fascino nascosto, qualcosa sta cambiando davvero. Il “Vivaio culturale” nasce dall’idea di Chiara Alpago-Novello, che ha deciso di mettere radici nuove in questo angolo di mondo. Non è solo arte: è un modo per ridare vita a storie e tradizioni che rischiavano di scomparire nel silenzio. La comunità ha risposto con una forza inaspettata, superando ogni previsione, e l’eco si è fatta sentire ben oltre i confini del paese. Qui non si parla di eventi isolati, ma di un progetto che vuole costruire un legame solido tra passato e presente, un dialogo che non si esaurisce mai.
Frontin, un borgo da riscoprire
Frontin era uno di quei paesi che sembrava fermo nel tempo. Le botteghe chiuse, le piazze vuote raccontavano di un passato contadino e di un senso di comunità ormai affievolito. Il tessuto sociale si era assottigliato e senza iniziative culturali il rischio era quello di un isolamento sempre più profondo. Ma proprio questa storia è la sua forza: storie antiche, usanze, edifici che parlano di un’identità da non perdere. Rimettere in moto Frontin significa far tornare a vivere queste memorie, inserirle nella quotidianità, guardando al futuro senza dimenticare le radici.
Il “Vivaio culturale” nasce da questa idea. Non un semplice evento, ma un laboratorio di pratiche culturali condivise. Grazie a Chiara Alpago-Novello, il borgo è tornato a essere un luogo di scambio e partecipazione. Il progetto si basa su un concetto semplice: coltivare idee e relazioni, valorizzare la creatività locale e ascoltare le storie del territorio. Così Frontin si rigenera senza perdere la sua identità, diventando uno spazio dove arte, cultura e memoria si intrecciano.
Chiara Alpago-Novello, la mente dietro la rinascita culturale
Dietro questa rinascita c’è Chiara Alpago-Novello, che ha messo a frutto un bagaglio di competenze e sensibilità maturate sul campo. Laureata e con un’esperienza in antropologia visiva, Chiara ha un occhio attento per i luoghi e le comunità spesso dimenticate. Da questa passione è nato il “Vivaio culturale”, un progetto che cerca di connettere persone e spazi in modo nuovo.
Ha creato una rete di collaborazioni con artisti, artigiani e abitanti, promuovendo incontri che stimolano creatività e innovazione. Attraverso workshop, residenze artistiche e narrazioni collettive, ha costruito un ambiente dove la cultura diventa strumento di inclusione sociale e rigenerazione del territorio. Non sono eventi isolati, ma un cammino pensato per durare nel tempo. Il lavoro di Chiara dimostra quanto sia importante ascoltare le voci locali per costruire proposte autentiche e condivise.
Il vivaio è diventato un modello che può essere replicato anche in altri borghi simili. L’approccio di Chiara mostra come, con strumenti culturali, si possano accendere energie positive e riportare le comunità al centro della scena. Il suo lavoro si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell’arte e della cultura nella trasformazione sociale.
Frontin riparte con la cultura e la comunità
Il “Vivaio culturale” di Frontin è un invito a fare della cultura una pratica quotidiana e collettiva. Il progetto sta lentamente cambiando il volto del borgo, portando nuove energie e coinvolgendo sempre più residenti e visitatori. Le attività spaziano da mostre e incontri a laboratori che coinvolgono tutte le età, creando un ponte tra generazioni e valorizzando i saperi tradizionali legati al territorio.
La scelta degli eventi è sempre attenta al contesto locale: non si vuole “importare” nulla dall’esterno, ma far emergere una cultura che sia radicata e al passo con i tempi. Questo approccio ha acceso i riflettori su Frontin, attirando l’attenzione di media e istituzioni impegnate nella valorizzazione dei borghi italiani.
La sfida ora è mantenere viva questa esperienza, garantendo continuità e sostenibilità. Il “Vivaio culturale” ha già dimostrato che investire nella cultura può essere una leva concreta per contrastare lo spopolamento e la marginalità, restituendo valore a borghi come Frontin. L’esperienza in corso è un esempio concreto di come la cultura possa diventare il motore per ridare vita ai territori più dimenticati, mantenendo vive le loro storie.
