Il bioparco Zoom di Torino chiuderà per sempre nel 2024. Aperto nel 2015, era nato con una missione chiara: proteggere gli animali e educare al rispetto della natura. In otto anni, migliaia di visitatori hanno varcato i suoi cancelli, trovando un angolo di selvaggio in città. Ora quel capitolo si chiude, lasciando dietro di sé un vuoto difficile da colmare. I torinesi, gli appassionati, quelli che qui hanno imparato a conoscere e amare la fauna, si interrogano sul futuro di quegli spazi. Che ne sarà di quella terra? E quale segno lascerà questa scelta sul territorio? Nel frattempo, il bioparco saluta con il racconto del suo percorso.
Zoom a Torino: otto anni di biodiversità e didattica
Il bioparco Zoom ha visto la luce nel 2015, con l’idea di creare un luogo dove la natura esotica e la biodiversità fossero protagoniste. Situato nella zona nord-ovest della città, è diventato presto un punto di riferimento per chi cercava un’immersione tra animali rari e specie protette. Fin dall’inizio, l’attenzione è stata puntata sul rispetto degli habitat naturali: gli spazi ricostruivano ambienti come la foresta tropicale africana o le savane asiatiche.
In questi otto anni, il parco ha ospitato specie difficili da vedere altrove in Piemonte. Famiglie con bambini, studenti, gruppi organizzati hanno potuto partecipare a visite guidate, laboratori e iniziative per sensibilizzare sull’importanza di salvaguardare le specie a rischio. La presenza di animali come lemuri, fenicotteri e rettili ha contribuito a dare al bioparco un ruolo sia educativo che ricreativo.
Un altro punto di forza è stata la cura degli animali, tra le più avanzate, grazie al lavoro con biologi ed esperti ambientali. Ogni struttura è stata progettata per garantire il benessere degli animali, promuovendo anche la ricerca scientifica e la riproduzione di specie fragili.
Perché chiude Zoom: conti in rosso e crisi post-pandemia
La chiusura del bioparco Zoom arriva dopo anni di difficoltà economiche e gestionali. I costi di gestione sono stati troppo alti, tra manutenzione e investimenti necessari per mantenere gli standard. A questo si sono aggiunti gli effetti della pandemia, che ha ridotto drasticamente il numero di visitatori e quindi le entrate.
Sul territorio la notizia ha fatto rumore. Per molti operatori del turismo e del commercio locale è una perdita pesante. Il bioparco era un motore per un turismo sostenibile che coinvolgeva ristoranti, negozi e servizi nelle vicinanze. Diversi esperti temono che senza questa attrazione possa calare l’interesse per progetti di salvaguardia ambientale in Piemonte.
Anche sul fronte del lavoro, l’impatto si fa sentire. Dipendenti impegnati nella gestione, manutenzione, educazione e accoglienza si trovano ora in cerca di nuove opportunità. La città deve quindi affrontare la sfida di riqualificare gli spazi lasciati liberi.
Cosa ne sarà degli spazi? Idee e progetti in campo
Con la chiusura, si apre il dibattito sul futuro dell’area che ospitava Zoom. Il bioparco occupa una vasta superficie in città, con strutture pensate per ospitare visitatori e animali. Ora la domanda è: come valorizzare questi spazi?
Tra le proposte che circolano ci sono la trasformazione in parco pubblico o in aree verdi aperte, mantenendo un legame con l’ambiente. Si pensa anche a destinazioni culturali o sportive. Alcuni propongono di sfruttare l’esperienza accumulata per creare un polo educativo o di ricerca scientifica. Non mancano ipotesi legate al turismo esperienziale o all’intrattenimento didattico, per non perdere quanto di buono è stato costruito.
Le istituzioni locali stanno discutendo per trovare una strada condivisa, coinvolgendo comunità, associazioni e operatori economici. La chiusura di Zoom è vista come un’occasione per ripensare le politiche ambientali e culturali di Torino e del Piemonte.
Nei prossimi mesi si deciderà il destino di questi spazi, un banco di prova importante per la capacità di rigenerare la città e innovare socialmente. Nel frattempo, il ricordo del bioparco resta vivo in chi ci ha lavorato e in chi ha passato qui momenti di meraviglia immerso nella natura.