«Parlano di ragazze, ma sono bambini». Dua Lipa non le manda a dire, e il suo attacco ai media è netto, senza filtri. Nel suo podcast, la popstar ha smascherato l’approccio superficiale e fuorviante con cui si raccontano i casi legati a Jeffrey Epstein, uno scandalo che continua a scuotere l’opinione pubblica. Non si tratta solo di giornalismo sbagliato, ma di una rappresentazione che ignora la realtà delle vittime: minorenni ridotte a semplici “ragazze”, come se fosse un dettaglio trascurabile. Nel dialogo con la scrittrice Roxane Gay, Dua ha messo in luce quanto questa distorsione sia pericolosa, una ferita aperta che merita verità e rispetto.
Il problema della «resessualizzazione» delle vittime
Dua Lipa punta il dito contro chi, parlando di queste vicende, definisce le vittime “ragazze” come se fossero quasi adulte, capaci di scegliere. Nel podcast ha spiegato che questa scelta di parole fa un danno enorme, perché sminuisce la gravità degli abusi subiti. Quelle ragazze, ricorda, non sono donne mature, ma bambine e adolescenti private della loro innocenza.
Roxane Gay ha aggiunto un concetto chiave: la “resessualizzazione”. I media, spesso, si concentrano sull’aspetto sessuale della vicenda senza rispettare il trauma vero che c’è dietro. Così si finisce per mettere in primo piano il corpo delle vittime, anziché la violenza e la manipolazione che hanno subito. Un modo di raccontare pericoloso, che fa perdere di vista il dolore e la violazione dei diritti fondamentali.
Quando le parole fanno la differenza
Raccontare abusi su minorenni richiede estrema cura. Le parole non sono mai neutre: chiamare le vittime “ragazze” rischia di nascondere la realtà di un abuso subito da bambini. Dua Lipa sottolinea che questo modo di narrare finisce per banalizzare un crimine gravissimo.
Roxane Gay spiega le conseguenze di questo approccio: la perdita di identità delle vittime e la mercificazione della loro sofferenza. Vengono trasformate in simboli mediatici senza ricevere la dignità e il rispetto che meritano. Questo tipo di racconto può fare più male che bene, perché ignora il bisogno di protezione e giustizia delle vittime e impedisce un confronto pubblico serio, riducendo tutto a storie da sensazionalismo.
Media, serve un cambio di passo
Da queste critiche emerge un chiaro appello: i media devono cambiare il loro modo di raccontare questi casi. Dua Lipa invita a prendersi più responsabilità, non limitandosi a riportare i fatti, ma raccontando con rispetto chi è coinvolto, evitando linguaggi e immagini che possono ferire ancora.
Serve un’informazione più umana, che si concentri sulle esperienze e sulle difficoltà delle vittime. Un racconto più empatico e consapevole, capace di sensibilizzare davvero, senza cadere in stereotipi o rappresentazioni dannose. Anche Roxane Gay invita a guardare oltre la cronaca, per capire i meccanismi sociali che alimentano questi abusi e il silenzio che li circonda.
Il dibattito su come raccontare casi come quelli di Epstein è ancora aperto. Ma l’intervento di Dua Lipa sposta l’attenzione dove davvero serve: sulle vittime, minorenni indifese spesso dimenticate in storie che fanno notizia ma poca giustizia.
