Glen Powell e il cast stellare non bastano a far decollare il noir Ricchi… da morire

Redazione

Giugno 17, 2026

Glen Powell è uno di quegli attori che sembra avere il mondo ai suoi piedi, capace di passare con disinvoltura dalla commedia all’action. Con “Ricchi… da morire” si lancia in un esperimento insolito: un mix tra noir e commedia romantica. Il cast, che include nomi come Margaret Qualley ed Ed Harris, promette molto. Eppure, nonostante tutto questo, il film fatica a prendere il volo, come se non riuscisse a trovare il ritmo giusto per farsi amare davvero.

Glen Powell, troppo peso sulle spalle

Powell si è guadagnato un ruolo di rilievo nel cinema recente grazie alla sua versatilità. Qui interpreta un personaggio che deve destreggiarsi tra atmosfere noir e momenti più leggeri, ma non basta la sua prova solida a risollevare un film che inciampa spesso nella sceneggiatura. Il racconto, pur originale, mostra diverse crepe e i personaggi non sono sviluppati fino in fondo.

Il suo protagonista si muove in un mondo intriso di mistero e inganni, con colpi di scena che dovrebbero tenere alta la tensione. In realtà la storia si perde un po’, con una regia che non riesce a decidere se puntare sulla leggerezza o sulla suspense. Powell dà il meglio di sé nelle scene più intense, ma il film nel complesso manca di ritmo e coesione.

Il cast di supporto non basta a risollevare il film

Margaret Qualley ed Ed Harris aggiungono sicuramente valore, ma neppure loro riescono a cambiare le sorti di questo noir mancato. Qualley porta freschezza e dinamismo, Harris mette esperienza in un ruolo che avrebbe potuto dare più spessore alla vicenda. Purtroppo entrambi sono spesso confinati in parti poco sviluppate, penalizzati da una sceneggiatura che non sfrutta a dovere le dinamiche tra i personaggi.

Il continuo saltare tra momenti comici e scene più drammatiche crea un tono altalenante, con passaggi che suonano poco naturali o forzati. Il cast si muove in un racconto che fatica a mantenere coerenza e tensione, rischiando di perdere lo spettatore. La mancanza di un filo conduttore chiaro e dialoghi incisivi limita l’energia degli interpreti.

Generi confusi e regia incerta: cosa non funziona

“Ricchi… da morire” vuole essere un mix di noir, commedia e romanzo rosa, un’idea ambiziosa ma che si rivela difficile da gestire. La regia naviga a vista, cercando di alternare atmosfere cupe a momenti più leggeri, ma finisce per disorientare. Il ritmo si inceppa spesso, e i cambi di tono risultano bruschi.

La sceneggiatura, cuore di un progetto così ibrido, soffre di incoerenze che ne minano la forza. Il film punta a coinvolgere con trama e suspense, ma questo intento resta solo parzialmente centrato. Scene cruciali si rivelano prevedibili o troppo sbrigative, sacrificate sull’altare di un tono leggero che non sempre si sposa con l’idea di noir.

Non basta un cast di livello né la voglia di mescolare generi per fare di “Ricchi… da morire” un film memorabile. Si lascia guardare, ma senza entusiasmare o convincere del tutto, segnando le difficoltà di un cinema che tenta di fondere stili diversi senza trovare un equilibrio solido. Glen Powell resta comunque un nome da seguire, pronto per nuove sfide e ruoli più incisivi nel cinema di oggi.

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