Nel 1892, Lizzie Borden fu accusata di un delitto che ancora oggi fa discutere: l’omicidio dei genitori con un’ascia. Ma la sua vicenda non si limita a un caso di cronaca nera. “Monster: la storia di Lizzie Borden” prende quel racconto, lo smonta e lo ricompone come una rivincita femminista. Qui, Lizzie non è solo l’assassina spietata dipinta dai giornali dell’epoca, ma un simbolo di ribellione contro un mondo che la imprigionava. La serie sfuma i confini tra storia e mito, trasformando una figura controversa in un’eroina complessa e potente.
Lizzie Borden, assassina e simbolo femminista: la nuova chiave di lettura
La serie parte da fatti reali, ma li veste di un abito del tutto nuovo. Lizzie Borden non è solo la sospettata di un delitto efferato, ma diventa un emblema femminista, un personaggio gotico e camp. La sceneggiatura di Murphy intreccia una storia in cui Lizzie non è più vittima, ma artefice della propria giustizia. Nel racconto emerge una donna che usa le sue convinzioni come arma e la ribellione come scudo. L’atmosfera gotica, tinta di estetica oscura e teatralità camp, trasforma la vicenda in un racconto provocatorio, lontano dal solito noir giudiziario.
Questa visione cambia radicalmente il modo in cui guardiamo a Lizzie Borden, spesso relegata al ruolo del “mostro”. Qui invece diventa un personaggio complesso, capace di suscitare empatia ma anche ambiguità morale. Non è più solo un crimine da risolvere, ma una storia di potere, controllo e frustrazione, che mette a nudo i legami tra genere, società e giustizia. Le ombre del passato si tingono di nuove luci e di un’umanità segnata da tensioni sociali ancora attuali.
Un quarto capitolo che intrattiene e provoca con nuove sfumature narrative
Il quarto episodio della serie non si limita a raccontare fatti leggendari o a fare un documentario, ma prova a costruire una narrazione a più livelli. La scrittura regala momenti di grande coinvolgimento, con dialoghi vivaci e un’atmosfera carica di suspense. Ma si avverte anche un cambio di tono quando la serie si fa manifesto, un appello chiaro a temi femministi e politici.
Il rischio di trasformarsi in un discorso ideologico è palpabile nella seconda parte, dove l’azione lascia spazio a un messaggio più esplicito. Nonostante questo, la serie riesce a tenere alta l’attenzione, spingendo lo spettatore a riflettere sulle radici sociali del crimine e sul ruolo della donna nella storia. Le scelte stilistiche, tra gotico e camp, alleggeriscono il racconto e lo rendono accessibile a un pubblico ampio, senza perdere in profondità.
La messa in scena adotta un linguaggio contemporaneo e fuori dagli schemi, valorizzando atmosfere cupe e personaggi ambigui. Ne nasce un racconto che oscilla tra ricostruzione storica e invenzione, segnato dalla forte impronta personale di Murphy. Il risultato è una serie che prende spunto dalla cronaca ma racconta una prospettiva nuova sulle donne e sull’ingiustizia.
Da semplice cronaca a riflessione su genere e potere
La storia di Lizzie Borden diventa più di un dramma criminale: è un’occasione per esplorare i giochi di potere e il ruolo della donna alla fine dell’Ottocento. Presentare Lizzie come una vendicatrice femminista non è un caso. È un modo per mostrare le tensioni nascoste dietro l’apparente ordine familiare e sociale di allora. Una donna costretta in ruoli rigidi e repressivi che trova nel gesto estremo un modo per affermare la propria forza.
La serie sfugge al semplice schema colpevole-innocente per sondare le sfumature di una personalità tormentata. Vittima e carnefice si mescolano, proprio come si confonde il giudizio morale che la società di ieri e di oggi dà a Lizzie. Non è solo un personaggio di fantasia o un’assassina da condannare, ma un simbolo che mette in discussione stereotipi di genere e sistemi oppressivi.
In questa prospettiva, “Monster” supera il puro racconto di cronaca, unendo storia e politica, destino personale e contesto sociale. La narrazione diventa specchio di questioni ancora vive nel 2024, offrendo spunti per riflettere su ciò che si nasconde dietro una sentenza di colpevolezza.