Quella luce azzurra che lampeggia davanti agli occhi, mentre cerchi di immergerti nella musica, è come una zanzara che ti ronza nell’orecchio proprio mentre stai per addormentarti. Parole di Chrissie Hynde, icona dei Pretenders, che non le manda a dire sull’uso degli smartphone durante i suoi concerti. Non è solo nostalgia o resistenza al cambiamento: per lei, filmare o scattare foto senza sosta spezza l’atmosfera, trasforma un momento unico in un gesto meccanico e freddo.
La cantante non riesce a nascondere il fastidio. Chi guarda lo spettacolo attraverso uno schermo, invece di viverlo davvero, perde il senso profondo della musica dal vivo. Un’abitudine che, secondo Hynde, svuota tutto di valore. È un problema ben più ampio, che riguarda non solo lei, ma l’intero mondo dei concerti, in un’epoca in cui la tecnologia invade ogni angolo della nostra quotidianità.
Concerti “virtuali” e la frustrazione di Chrissie Hynde
Chrissie Hynde è un pilastro del rock da decenni, nota per la sua sincerità e il suo modo autentico di stare sul palco. Per lei, il concerto è un rito collettivo che richiede la presenza vera, non filtrata da uno schermo.
Secondo l’artista, l’abitudine di riprendere o fotografare con il cellulare trasforma la partecipazione in un gesto passivo, quasi automatico, che spegne l’emozione autentica. Chi passa il tempo a guardare lo schermo perde il momento, dimenticando il contatto diretto con chi suona. Il risultato? Un calo della qualità dell’esperienza, sia per chi è sul palco sia per chi sta intorno.
Questa riflessione si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo della tecnologia nella cultura di oggi. Molti musicisti lamentano che immortalare ogni secondo senza viverlo davvero riduce il valore della musica dal vivo. Inoltre, le luci dei dispositivi distraggono e rompono quell’intimità che si crea tra pubblico e artista.
Con il paragone della zanzara, Hynde vuole sottolineare il fastidio costante che questo comportamento provoca, un rumore invisibile che mina la magia del momento.
Come gli smartphone hanno cambiato il modo di vivere i concerti
Oggi è quasi scontato vedere il pubblico alzare il telefono per registrare o scattare foto durante un concerto. Dietro a questo c’è il desiderio di tenere un ricordo o di condividere subito l’esperienza sui social.
Ma questo modo di fare ha cambiato radicalmente il modo in cui si vive un evento dal vivo. Si perde il contatto con il momento, sostituito dalla voglia di documentare tutto. E così, suoni, luci e performance si trovano a competere con uno schermo che assorbe l’attenzione.
Dal punto di vista dell’artista, questo crea una distanza difficile da colmare. La relazione con il pubblico, che è alla base della musica dal vivo, si spezza. Chrissie Hynde denuncia questa spaccatura tra quello che succede sul palco e quello che viene vissuto davvero in sala.
Non si può ignorare il peso crescente degli smartphone nei concerti, strumenti che modificano inevitabilmente il modo di godersi uno spettacolo. L’assenza di regole sull’uso di questi dispositivi genera tensioni e fastidi, non solo per chi suona, ma anche per chi vorrebbe semplicemente immergersi nella musica senza interruzioni.
Musica e tecnologia: la sfida di restare presenti nell’era digitale
Per Chrissie Hynde, come per tanti altri musicisti, il problema non è la tecnologia in sé, ma l’uso che se ne fa quando si è insieme a un concerto. La vera sfida oggi è trovare modi per far sì che la presenza dal vivo non venga soffocata da uno schermo.
Alcuni artisti hanno provato a limitare o vietare i cellulari durante i live, ma si scontrano con un pubblico abituato a filmare e condividere ogni attimo. D’altra parte, i social spingono a immortalare tutto, cambiando le aspettative delle persone.
Il richiamo di Hynde è un invito a riflettere sull’importanza di stare davvero lì, con attenzione. La musica dal vivo ha un potere unico di creare legami emotivi che rischiano di perdersi se prevale l’ossessione digitale.
Questo dibattito si inserisce in un quadro più ampio, dove convivono autonomia e distrazione, e dove sarà fondamentale trovare un equilibrio per preservare la qualità delle esperienze artistiche e mantenere un rapporto sincero tra chi fa musica e chi la ascolta.
Le parole di Chrissie Hynde riflettono una tensione diffusa nel mondo della musica: il progresso tecnologico cambia profondamente la natura stessa del concerto, mettendo in discussione il rapporto tra arte, pubblico e tecnologia.
