Entro il 2100 il caldo aumenta di 4 ore al giorno: a rischio le giovani generazioni dei Paesi a basso e medio reddito

Redazione

Agosto 11, 2026

«La pandemia ha cancellato il lavoro di milioni di giovani nei Paesi più fragili.» È questa la realtà che emergono dai dati più recenti. Nei Paesi a basso e medio reddito, dove le risorse scarseggiano e i servizi sociali sono spesso insufficienti, il virus non ha colpito solo la salute. Ha colpito anche il futuro: scuole chiuse, opportunità di lavoro svanite, sogni rimandati. Una generazione intera si trova ora a fare i conti con un contraccolpo pesante, le cui conseguenze potrebbero segnare il cammino per anni.

Disuguaglianze in crescita: la pandemia ha allargato il divario

Nei Paesi più poveri, i problemi sono stati più acuti rispetto a quelli più ricchi. Sistemi sanitari fragili, reti sociali quasi assenti e mercati del lavoro rigidi hanno reso i giovani particolarmente esposti. Molti di loro lavorano in settori informali o in condizioni precarie, e con le restrizioni e il blocco economico, le loro fonti di reddito sono sparite in fretta. La disoccupazione giovanile è salita, così come sono calate le occasioni di formazione e specializzazione.

L’emergenza ha mostrato con chiarezza anche le disuguaglianze nell’istruzione. In molte aree rurali o periferiche, la chiusura delle scuole ha significato la fine dell’apprendimento. Senza computer o connessione internet, tanti ragazzi sono rimasti esclusi dalla didattica a distanza. Così, il divario tra chi ha più mezzi e chi ne ha meno si è allargato ancora di più.

Lavoro e futuro: una crisi che non si vede finire

Il mercato del lavoro in questi Paesi è in crisi profonda. La disoccupazione giovanile cresce, mentre i lavori informali, spesso l’unica possibilità, si riducono sotto la pressione della pandemia. Senza politiche adeguate per reinserire i giovani nel mondo del lavoro, molti restano senza un’occupazione stabile.

Anche gli investimenti nella formazione professionale si sono ridotti, limitando le chance di acquisire nuove competenze. Questo frena la crescita personale e professionale di milioni di ragazzi e ragazze. Se non si interviene, il rischio è un effetto domino che colpisce tutta l’economia e aumenta la spinta a migrare in cerca di condizioni migliori.

L’istruzione in ginocchio: un’emergenza da affrontare subito

Il lockdown e la chiusura delle scuole hanno avuto effetti devastanti sull’istruzione nei Paesi vulnerabili. La didattica a distanza ha funzionato solo dove c’erano le infrastrutture giuste, una rarità nelle zone più svantaggiate. Scuole chiuse, programmi sospesi e mancanza di supporto hanno fatto arretrare intere generazioni.

Questo pesa sul progresso sociale ed economico delle nuove leve. Meno istruzione significa meno strumenti per costruirsi un futuro solido. In più, nelle situazioni di povertà, cresce il rischio di abbandoni scolastici e di coinvolgimento in attività informali o illegali. Il problema non è solo tecnologico, ma riguarda il rafforzamento delle strutture sociali.

Gli esperti chiedono a gran voce interventi urgenti: programmi di recupero scolastico, investimenti nelle infrastrutture digitali e nella formazione a distanza. Solo così si può evitare che questa generazione resti ai margini a livello globale.