Circeo, cinque cose da sapere sulla tragica storia diventata serie TV Rai

Circeo, serie Tv della Rai, è soltanto l’ultimo prodotto sul massacro che nel 1975 coinvolse Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, rapite e torturate da tre ragazzi della borghesia romana.

Ci sono casi di cronaca che restano particolarmente impressi. I motivi sono i più disparati: la loro violenza, il momento storico in cui si verificano, le particolarità delle persone coinvolte, le domande a cui non si riesce a dare una risposta. Questi casi entrano, in questo modo, a far parte della storia del Paese dove si sono verificati. Un esempio lampante è il massacro del Circeo. Consumatosi tra il 29 e il 30 settembre 1975, ancora oggi fa parlare e discutere. Non a caso, negli anni, è stato oggetto di numerosi approfondimenti e non solo. Su questa storia sono stati realizzati anche un film, La scuola cattolica, e una serie Tv, Circeo. Quest’ultima è andata in onda a novembre sulla Rai. La serie è raccontata dal punto di vista di Teresa Capogrosso, un personaggio che non è realmente esistito, ma che è funzionale per dirigere la prospettiva della storia. Si tratta dell’avvocata che difende Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro, diventata poi icona delle lotte contro la violenza sulle donne.

Il massacro del Circeo: dalla cronaca alla serie Tv

Ma cosa accadde, quindi, tra il 29 e il 30 settembre 1975? Quando si parla del massacro del Circeo ci si riferisce a quando due giovani ragazze, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, furono rapite, stuprate e torturate fino alla morte della Lopez. Colasanti, invece, riuscì a salvarsi fingendosi morta. I tre responsabili del crimine provenivano da famiglie della borghesia romana. Andrea Ghira, 22 anni, era figlio di un imprenditore edile. Angelo Izzo, 20 anni, studiava medicina, mentre Gianni Guido, 19 anni, studiava architettura. Tutti e tre erano vicini agli ambienti neofascisti e missini. Portate in una villa al Circeo, le due ragazze vennero picchiate e violentate per ore, credute morte vennero poi chiuse nel bagagliaio di un auto, lasciata in un parcheggio a viale Pola, a Roma.

Una scena delle serie Tv Circeo
Immagine | YouTube @Rai – Vcode.it

Quello che ne seguì fu uno dei primi processi mediatici in Italia. La famiglia di Rosaria non si costituì parte civile e accettò il risarcimento della famiglia Guido. Di contro, Donatella decise di affrontare il processo e accanto a lei si schierarano centinaia di attiviste per i diritti delle donne.

Massacreo del Circeo: cinque cose che potresti non sapere

Come detto, il massacro del Circeo è stato ed è ancora oggi un caso che fa discutere e inorridire. Per capirne di più, abbiamo estratto cinque cose che potreste non sapere su quanto accadde.

  • Donatella Colasanti si salvò soltanto perché si finse morta. Quando capì che i suoi aguzzini avevano ucciso l’amica Rosaria, comprese che anche lei avrebbe fatto la stessa fine. Colpita con una spranga di ferro, non reagì. A quel punto, i tre assassini la caricarono nel baule insieme all’amica e tornarono a Roma. Decisero di andare a cena. Fu in quel momento che, battendo contro il baule, riuscì a farsi sentire da un metronotte che chiamò i soccorsi.
  • Izzo fu condannato all’ergastolo. Nel novembre del 2004 conquistò la semilibertà. Il 28 aprile 2005, rapì e uccise Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), moglie e figlia di Giovanni Maiorano, un pentito della Sacra Corona Unita che Izzo conobbe in carcere a Campobasso.
  • Nel mezzo delle tortura, Guido lasciò la villa al Circeo per tornare a Roma. Cenò con i suoi famigliari come se nulla fosse e, una volta terminato, tornò nella villa per proseguire il massacro. Allo stesso modo, tutti e tre, con i cadaveri nel baule della macchina, decisero di fermarsi a cena, prima di sbarazzarsene.
  • Donatella Colasanti è morta il 30 dicembre 2005. Aveva 47 anni e stava affrontando un tumore al seno. La violenza subita al Circeo ha condizionato tutta la sua vita, ma allo stesso tempo lei ha sempre lottato per avere giustizia, portando avanti il suo ruolo di simbolo nella lotta contro la violenza di genere. Le sue ultime parole furono: “Battiamoci per la verità”.

 

 

 

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