Rumi, Mira e Zoey sono le nuove icone del k-pop animato: il successo di KPop Demon Hunters unisce musica, azione e identità in una formula che ha conquistato il mondo.
KPop Demon Hunters, l’anime prodotto da Netflix e Sony Pictures Animation, ha fatto la storia: è il primo film di Netflix a raggiungere la vetta del box office USA. Dopo aver dominato le classifiche di streaming dalla sua uscita, avvenuta lo scorso 20 giugno, il titolo ha ora conquistato anche le sale americane, con un incasso stimato tra i 16 e i 18 milioni di dollari nel solo fine settimana. Un traguardo senza precedenti per il colosso dello streaming, che fino ad ora non aveva mai portato un suo film originale al primo posto in sala.
Un anime pop che conquista bambini, critici e classifiche musicali
Protagoniste del film sono Rumi, Mira e Zoey, le componenti della band fittizia Huntr/x, che tra concerti e coreografie mozzafiato combattono forze soprannaturali nel ruolo di guardiane segrete del mondo. Un mix di azione, musica e tematiche identitarie che ha saputo intercettare gusti trasversali, dai giovanissimi spettatori ai fan del k-pop, passando per gli amanti degli anime.

Diretto da Maggie Kang e Chris Appelhans, il film è diventato in poche settimane l’anime più visto di sempre su Netflix, entrando nella top 10 dei film più visti in Italia e mantenendo sei delle prime dieci posizioni nella Top 50 Globale di Spotify con i brani originali della colonna sonora. Le voci delle protagoniste sono affidate ad Arden Cho, May Hong e Ji-young Yoo, mentre i rivali Saja Boys – antagonisti della storia – rappresentano un’altra boyband immaginaria, le cui canzoni stanno a loro volta spopolando su Billboard.
La strategia di Netflix è stata chiara: distribuzione globale via streaming, accompagnata da proiezioni karaoke-eventoin oltre 1.750 sale negli Stati Uniti, formula che ha coinvolto direttamente i fan e ha spinto l’anime fino al primo posto, superando anche il campione d’incassi horror Weapons, fermo a 15,6 milioni.
Perché piace così tanto? Lo raccontano i più giovani
Dietro al successo commerciale si nasconde una formula narrativa che ha colpito nel segno. Secondo la CNN, che ha intervistato un campione di spettatori tra i 5 e i 15 anni, il vero punto di forza di KPop Demon Hunters è la sua capacità di parlare ai giovani senza semplificare.
Come ha raccontato Zuri Reid, 10 anni, «il messaggio non è solo ‘il bene vince sul male’, ma che va bene essere se stessi, senza dover cambiare per piacere agli altri». Una lettura condivisa anche da Lori Anne Porter, 11 anni, che ha visto il film più di 50 volte. Tra i messaggi sottolineati dai piccoli spettatori: l’accettazione, il coraggio di mostrarsi vulnerabili e l’importanza di scegliere chi si vuole essere, anche in un mondo ostile.
Nel 2025, in un panorama mediatico in cui l’identità e l’inclusione sono diventati temi centrali, KPop Demon Huntersriesce a trattare argomenti profondi con la leggerezza dell’animazione e l’energia del pop coreano, trasformando uno stile visivo accattivante in una narrazione dal forte impatto emotivo.
Un successo che apre nuove strade all’animazione globale
Il trionfo al box office è solo l’inizio: Netflix punta ora a espandere il franchise, tra nuove stagioni, spin-off musicali e forse anche un tour live con ologrammi. Il mondo del k-pop è in continua espansione e questa produzione americana con cuore coreano potrebbe rappresentare una nuova frontiera: quella degli anime musicali globali, pensati per essere amati ovunque, senza confini culturali.
Mentre Rumi, Mira e Zoey continuano a dominare le classifiche, è chiaro che KPop Demon Hunters non è solo un successo commerciale, ma una nuova icona pop generazionale, capace di parlare alle emozioni, alle insicurezze e ai sogni della Gen Z e Alpha. Un piccolo miracolo animato che unisce musica, empowerment e magia.