Ferretti e Zamboni: «Le persone contano più delle canzoni» tra musica, politica e futuro dei CCCP e CSI

Redazione

Ottobre 12, 2026

Quando Nicola Ferretti e Giovanni Lindo Zamboni salgono sul palco, non suonano solo note. Sono gli stessi che, con CCCP e CSI, hanno fatto la storia del rock italiano, ora tornano a raccontare storie che vanno oltre la musica. In un’epoca frammentata, dove tutto sembra sgretolarsi, loro usano le canzoni come uno specchio dell’anima, un modo per dare senso a un presente confuso. Non si tratta di semplice intrattenimento: c’è impegno, politica, un’urgenza che non hanno mai abbandonato, nemmeno quando il mondo sembrava voltare le spalle.

Musica come cura e rifugio: un legame che non si spezza

Ferretti e Zamboni hanno sempre detto che la musica va oltre il semplice ascoltare o lo spettacolo. Partiti dalla scena punk dei CCCP, hanno costruito un percorso che cerca costantemente significati più profondi. Con i CSI, questo cammino si è fatto ancora più intenso: ogni disco diventa un dialogo con chi ascolta. Per loro, la musica è quasi una terapia, uno strumento per affrontare le ansie e i dubbi che tutti portiamo dentro. Non è un caso che le loro canzoni colpiscano così tanto, creando una comunità che si riconosce nei testi e nelle melodie. L’arte diventa così un modo per guarire, per resistere in un mondo che sembra sfaldarsi.

Anche il rapporto con il pubblico si trasforma in qualcosa di condiviso. Raccontano di un flusso speciale durante i concerti, un momento in cui le persone ritrovano un senso e una connessione, non solo grazie alla musica, ma anche alle emozioni sincere che trasmettono. Questa dimensione “curativa” non riguarda solo l’ascolto, ma accompagna la vita di tutti i giorni, diventando una presenza nei momenti difficili.

I dischi insieme: un’eredità che parla ancora oggi

Gli album di CCCP e CSI sono tappe fondamentali non solo per Ferretti e Zamboni, ma per la musica italiana in generale. Nonostante la forte carica politica e culturale che li attraversa, i due considerano quei lavori un patrimonio da custodire con cura. Riproporre quei dischi, magari in concerti o in nuove versioni, nasce dalla consapevolezza che quel materiale è più attuale che mai.

Non si tratta di nostalgia, ma di un modo concreto per mettere a confronto passato e presente. Nell’intervista emerge qualche esitazione sull’idea di fare nuovi inediti: la paura è di rovinare qualcosa che ha già funzionato alla perfezione. Così si lascia spazio a una rilettura senza forzature, mantenendo viva la memoria e il dialogo con i tempi di oggi. L’obiettivo è far riflettere con quei dischi, non puntare a stupire con novità a tutti i costi.

Addio al progetto PGR: una scelta di coerenza

Ferretti e Zamboni avevano avviato in passato un percorso con il progetto PGR, che aveva suscitato opinioni contrastanti. Oggi prendono le distanze da quell’esperienza, preferendo tornare a qualcosa di più autentico e chiaro. L’abbandono del nome PGR segna un taglio netto e la volontà di esprimersi senza ambiguità.

Dietro questa scelta c’è anche un messaggio politico e culturale chiaro: non vogliono piegarsi alle logiche di mercato o alle mode che rischiano di svuotare il significato delle loro idee. La loro arte resta legata alla politica, ma va maneggiata con cura e senza compromessi. Il rispetto per il passato non si traduce in una copia sterile, ma in una ricerca vera di senso, anche se questo significa rinunciare a strade più facili o commerciali.

Politica e musica: un legame che non si spezza

Ferretti e Zamboni hanno sempre portato la politica sul palco, ma il loro rapporto con essa si è evoluto con gli anni, seguendo i cambiamenti della società e di loro stessi. Non si tratta mai stata di propaganda o slogan, ma di un impegno concreto che si vede nelle parole, nei gesti e nelle scelte artistiche. Nei loro concerti hanno spesso preso posizioni forti, ma sempre con consapevolezza e attenzione allo spazio pubblico.

Oggi quel legame è ancora vivo, ma ha cambiato forma. Il distacco da etichette e vecchi gruppi va di pari passo con una riflessione più profonda sul ruolo della politica nell’arte. Non si tratta più di slogan immediati, ma di un lavoro che vuole coinvolgere e far pensare. Il palco resta importante, ma non è più l’unico luogo per fare politica. Ferretti e Zamboni portano questo impegno anche nella vita quotidiana e nel confronto con la società.

In un tempo segnato da tensioni e incertezze, le parole di questi artisti sono un invito a non perdere la coscienza critica e la responsabilità, anche attraverso la musica. Un messaggio che va oltre ogni canzone, mettendo al centro l’essere umano, oltre le note e gli applausi.