Katy Perry protesta: «Non usate Firework per propaganda militare», ma il catalogo è venduto

Redazione

Luglio 26, 2026

Katy Perry ha alzato la voce. Un video promozionale del governo americano usa “Firework”, il suo grande successo, senza il suo permesso. L’artista non ci sta: mai avrebbe autorizzato l’uso del brano per scopi militari. Ma dietro questa polemica si nasconde una verità più intricata. Nel 2023, Perry ha ceduto i diritti del suo catalogo musicale a una società esterna, perdendo così il controllo diretto sulle sue canzoni.

Il video militare e “Firework”: la presa di posizione di Katy Perry

All’inizio del 2024, il governo degli Stati Uniti ha diffuso un video di propaganda militare con l’obiettivo di sostenere le forze armate e spingere al reclutamento. La colonna sonora scelta? Proprio “Firework”, uno dei brani più famosi di Katy Perry, un inno all’autostima e alla forza personale. La scelta ha scatenato subito una bufera: Perry ha detto chiaramente di non aver mai dato il via libera a questa associazione con messaggi di guerra o propaganda militare.

L’artista ha espresso il suo disappunto sia sui social sia con comunicati ufficiali, sottolineando che “Firework” è un simbolo di libertà e empowerment, valori che poco hanno a che fare con un video a scopo militare. La vicenda mette in luce un contrasto netto tra l’immagine pubblica di Perry e l’uso istituzionale del suo brano.

La questione apre inoltre una riflessione sulle difficoltà che gli artisti incontrano nel controllare come vengono usate le loro opere, soprattutto quando si tratta di licenze rilasciate a enti statali o militari. Il messaggio di Katy Perry richiama l’attenzione sul diritto degli artisti di decidere come e dove la loro musica può essere utilizzata.

La vendita del catalogo: il nodo che cambia tutto

Nel 2023 Katy Perry ha ceduto l’intero catalogo delle sue canzoni a una società terza. Con questa mossa ha trasferito i diritti economici e la gestione delle licenze a chi ha comprato la proprietà. Questa vendita è al centro della disputa attuale. Anche se Perry non ha mai autorizzato l’uso della sua musica per scopi militari, ora il controllo è nelle mani di qualcun altro.

La vendita di cataloghi musicali è pratica diffusa tra le star, spesso per ragioni finanziarie o strategiche, ma porta con sé anche rischi legati al rapporto con l’immagine pubblica e alla possibilità di bloccare usi indesiderati. Nel caso di Perry, il fatto di non aver dato il consenso non significa più poter fermare eventuali usi controversi come questo.

Il passaggio di proprietà solleva interrogativi sulle responsabilità, sia legali sia morali, legate all’utilizzo dei brani, specialmente quando si inseriscono in contesti politici o militari. Gli esperti di diritto d’autore spiegano che gli artisti possono mantenere alcuni diritti morali anche dopo la vendita, ma tutto dipende dai contratti specifici.

Reazioni e riflessioni nel mondo della musica

La vicenda ha fatto rapidamente il giro dei media internazionali, scatenando dibattiti nel mondo musicale e culturale. Molti colleghi di Katy Perry hanno mostrato solidarietà, vedendo in questo caso un campanello d’allarme sulla protezione delle proprie opere. Altri invece hanno aperto una discussione più ampia sull’equilibrio tra il marketing istituzionale e la salvaguardia dell’integrità artistica.

Anche il pubblico si è diviso: da una parte c’è chi ha criticato duramente il governo per aver usato la canzone senza permesso in un contesto così delicato; dall’altra, c’è chi si chiede quanto i cantanti possano davvero controllare l’uso dei loro brani dopo vendite importanti dei diritti.

Questo episodio alimenta inoltre un dibattito più generale sulla propaganda pubblica e sui modelli di comunicazione adottati tra Stato e cittadini, con particolare attenzione alle implicazioni etiche e politiche di certe scelte culturali.

Il futuro delle licenze musicali resta un tema centrale, soprattutto in un’epoca in cui le canzoni finiscono in contesti sempre più vari e complessi. Katy Perry, suo malgrado, è finita al centro di una questione che riguarda non solo lei, ma tutto il mondo della creatività e della cultura contemporanea.