Labrinth contro l’industria musicale: «Basta trasformare la musica in mere transazioni»

Redazione

Marzo 18, 2026

La musica non è solo un affare. Parola di Labrinth, artista britannico che non le manda certo a dire. Conosciuto per il suo talento e la sua autenticità, questa volta si scaglia contro l’industria musicale, accusandola di aver perso il senso profondo della musica. Non è la prima volta che si espone: dopo aver criticato la serie TV Euphoria, di cui ha curato la colonna sonora, ha usato Instagram per lanciare un messaggio diretto, senza giri di parole. Per lui, oggi la musica viene trattata come un semplice prodotto commerciale, un bene da vendere, dimenticando che dovrebbe essere uno strumento di espressione e condivisione. Una presa di posizione che solleva dubbi e interrogativi sul futuro di un settore sempre più dominato dal business.

Autenticità in pericolo: il modello commerciale che soffoca l’arte

Labrinth non le manda a dire. Nel suo post su Instagram ha scritto: «Non voglio usare nessuno e non voglio essere usato. “Fake” non è un buon business». Parole dure che mettono in luce un sistema fatto di dinamiche spesso tossiche, dove la falsità prende il sopravvento. Quando parla di “fake”, denuncia un mondo musicale dove sembra contare più vendere un’immagine o un prodotto che esprimere sincerità e qualità artistica.

Oggi, più che mai, la musica è guidata da strategie di marketing, branding e numeri di ascolti, più che dalla creatività autentica e spontanea. Per Labrinth, questa trasformazione riduce la musica a una serie di scambi calcolati, privando l’arte della sua capacità di emozionare e unire. Non importa più chi sia l’artista o cosa voglia dire, ma solo che ruolo occupa nel grande meccanismo economico. Un richiamo a ritrovare passione e integrità, mettendo in guardia da uno sfruttamento che fa male sia a chi crea che a chi ascolta.

Euphoria e la gabbia dorata dell’intrattenimento

La critica di Labrinth era già emersa qualche giorno prima, quando ha attaccato la produzione di Euphoria, serie di successo a cui ha lavorato. Secondo lui, il mondo dei media e dell’intrattenimento spesso costringe gli artisti dentro gabbie creative e commerciali, soffocando la loro libertà. Il suo disappunto è rivolto a un modello che punta più sull’effetto visivo e sulla viralità che sul valore artistico vero e proprio.

Questa denuncia non riguarda solo la televisione, ma tutto un sistema che trasforma il talento in una risorsa da sfruttare per consumi veloci. Anche collaborare con grandi produzioni, pur dando visibilità, può significare scendere a compromessi con quella purezza artistica che Labrinth difende con forza.

Tra mercato e passione: quale futuro per la musica?

Le parole di Labrinth aprono una discussione importante su come sta cambiando l’industria musicale nell’era dello streaming, dei social e dei contenuti virali. Il nodo è sempre lo stesso: come trovare un equilibrio tra autenticità e necessità commerciali. Il problema non è solo estetico, ma economico: chi controlla il mercato tende a standardizzare e trasformare la musica in merce.

Il messaggio è un invito a ripensare il rapporto tra artisti, piattaforme e pubblico, per restituire dignità e rispetto a un linguaggio artistico che nasce dall’esperienza umana. Il rischio è che ci si allontani sempre di più da ciò che gli artisti vogliono esprimere, e che il pubblico venga guidato solo da logiche di mercato. Questa riflessione è fondamentale anche per il futuro delle case discografiche e di chi lavora nel settore.

In un’epoca in cui ogni nota rischia di diventare solo un numero in un conto economico, Labrinth ci ricorda quanto sia importante riscoprire una musica sincera, meno legata al guadagno immediato e più attenta all’anima dietro ogni melodia.

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