Gemini, le caratteristiche della nuova IA di Google

Il big G ha lanciato quasi a sorpresa un nuovo modello di intelligenza artificiale per imporsi definitivamente nel settore oggi ancora dominato da OpenAI

L’ultimo colpo di scena di Google era nell’aria, ma niente suona trionfale come un annuncio ufficiale: è arrivato Gemini, il nuovo modello di AI del colosso di Mountain View.

Anche se varie fonti statunitensi parlavano di un rimando al 2024 per problemi nello sviluppo, a sorpresa Gemini è arrivato, fuori stagione per quanto riguarda il suo nome zodiacale, ma in perfetto tempismo per tentare di rispondere con gli artigli al massimo competitor: ChatGPT di Open AI.

Conosciamolo meglio.

Benvenuto in 170 paesi, Gemini!

A sorpresa, Google ha svelato Gemini, un nuovo modello di intelligenza artificiale. L’annuncio era nell’aria anche se varie fonti statunitensi parlavano di un rimando al 2024 per problemi nello sviluppo.

Eravamo già abituati a Bard di Google, utilizzandolo però meno degli altri chatbot, in quanto diceva lui stesso (o lei stessa?) di essere ancora un “modello sperimentale”, a partire dalla sua home.

Ma a cominciare da oggi, Bard utilizzerà una versione dedicata di Gemini Pro per ragionamenti avanzati, la quale sarà disponibile in inglese in più di 170 paesi e territori, con la previsione di aggiungere ulteriori lingue nei prossimi mesi.

Il big announcement di Google con Pichai

Seguono alcune delle parole ufficiali del CEO del colosso tech Sundar Pichai, con le quali il modello è stato presentato nel portale ufficiale di Google:

Ogni cambiamento tecnologico è un’opportunità per far progredire le scoperte scientifiche, accelerare il progresso umano e migliorare le vite. Credo che la transizione a cui stiamo assistendo in questo momento con l’IA sarà la più profonda della nostra vita, molto più grande del passaggio alla telefonia mobile o al web che l’ha preceduta.

L’IA ha il potenziale per creare opportunità, da quelle quotidiane a quelle straordinarie, per le persone di tutto il mondo. Porterà nuove ondate di innovazione e progresso economico e stimolerà la conoscenza, l’apprendimento, la creatività e la produttività su una scala mai vista prima” queste le prime righe del comunicato di presentazione.

Da 8 anni Google sperimenta l’AI

L’ambizione dichiarata di Google è la possibilità di rendere l’IA utile per tutti, ovunque nel mondo – insieme a quella di espandere la sua egemonia informatica, ovviamente.

Sono otto anni ormai che l’azienda si proclama AI-first, quindi spinta da un ideale, se non un programma che ponga al centro del palco delle sue funzioni l’intelligenza artificiale.

Eppure, Google dichiara che questo è solo l’inizio

Otto lunghi anni fa. Noi conoscevamo tutti l’esistenza dello strumento di ultima generazione o ci sembrava ancora un futuro troppo lontano?

Il punto è che, seguendo il flusso velocissimo e avveniristico dell’evoluzione tecnologica, se non abbassiamo la guardia a sfuggirci di mano potrebbe essere proprio il futuro, non il presente.

Eppure, Pichai dichiara: “Si tratta di uno slancio incredibile, eppure stiamo solo iniziando a scalfire la superficie di ciò che è possibile”.

Si promette sia progresso che responsabilità

Stiamo affrontando questo lavoro con coraggio e responsabilità. Ciò significa essere ambiziosi nella nostra ricerca e perseguire le capacità che porteranno enormi benefici alle persone e alla società, pur prevedendo misure di salvaguardia e collaborando con i governi e gli esperti per affrontare i rischi legati all’aumento delle capacità dell’IA.

Continuiamo a investire negli strumenti, nei modelli di base e nelle infrastrutture migliori e a introdurli nei nostri prodotti e in quelli degli altri, guidati dai nostri Principi dell’IA”.

Probabilmente questi “principi”, in un futuro più vicino che lontano dati gli ultimi scandali e scioperi, diventeranno vere e proprie leggi.

Cosa vuole essere Gemini?

Gemini è il risultato di una collaborazione su larga scala tra i team di Google, con un focus centrale del reparto di Google Research.

È stato costruito da zero per essere multimodale, il che significa che può generalizzare e comprendere, operare e combinare senza soluzione di continuità diversi tipi di informazioni, tra cui testo, codice, audio, immagini e video.

Inoltre, si preannuncia una certa versatilità sia di funzioni, che di settori d’impatto, che di supporti: “Gemini è anche il nostro modello più flessibile, in grado di funzionare in modo efficiente su ogni tipo di dispositivo, dai data center ai dispositivi mobili. Le sue capacità all’avanguardia miglioreranno significativamente il modo in cui gli sviluppatori e i clienti aziendali costruiscono e scalano con l’IA”.

Il suo “Sophisticated reasoning”

Le sofisticate capacità di ragionamento multimodale di Gemini 1.0 si propongono di aiutare a dare un senso a informazioni scritte e visive complesse. Ciò renderebbe lo strumento particolarmente abile nello scoprire conoscenze che possono essere difficili da discernere in mezzo a grandi quantità di dati.

Quindi si decanta una notevole capacità di estrarre intuizioni da centinaia di migliaia di documenti attraverso la lettura, il filtraggio e la comprensione delle informazioni contribuirà a realizzare nuove scoperte a velocità digitale in molti campi, dalla scienza alla finanza.

Simbolo di AI
Foto | Pixabay @ Tumisu – Vcode.it

A breve sarà anche nei nostri telefoni

Google porterà Gemini anche su Pixel 8 Pro, il suo smartphone di punta, a partire dall’app registratore, Gboard e WhatsApp.
Nel 2024, Gemini sarà disponibile su più prodotti e servizi Google tra cui ricerca, Chrome e videochat. Per l’occasione, l’azienda ha presentato anche CloudTpu v5p, un nuovo sistema progettato per addestrare più velocemente i modelli di intelligenza artificiale.

Se crescono le potenzialità, così fanno le preoccupazioni

Insomma, le aspettative, soprattutto quelle caricate dalle stesse parole di presentazione del team, sono estremamente alte. E, con esse, le preoccupazioni relative alla necessità condivisa dai più ormai di una regolamentazione adeguata sull’utilizzo e la diffusione dello strumento.

Google, cosciente di questo, sottolinea ancora nel comunicato: “La responsabilità e la sicurezza saranno sempre al centro dello sviluppo e della diffusione dei nostri modelli. Si tratta di un impegno a lungo termine che richiede una profonda collaborazione, che stiamo attuando con l’industria e con l’ecosistema in generale per definire le best practice e stabilire i parametri di riferimento per la sicurezza di utenti, professioni e aziende”.

Non resta che conoscere “personalmente” Gemini

Per limitare i danni, abbiamo creato dei classificatori di sicurezza dedicati per identificare, etichettare ed eliminare i contenuti che implicano violenza o stereotipi negativi, ad esempio. Questo approccio stratificato, unito a filtri robusti, è stato progettato per rendere Gemini più sicuro e inclusivo per tutti. Inoltre, stiamo continuando ad affrontare le sfide note per i modelli, come la fattualità, la fondatezza, l’attribuzione e la convalida delle informazioni”.

In ultima istanza – che non è l’ultima: solo i prossimi mesi sapranno darci effettive risposte – sembra che Google stia pensando proprio a tutto dunque. Dopotutto, 8 anni nell’era digitale sono un’eternità per pensare, sperimentare e correggere.

Non resta che provare noi stessi Gemini, e porlo a confronto dell’efficienza di altri potenti modelli AI in circolazione.

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