Spotify sta licenziando buona parte del personale, perché?

L’azienda di musica in streaming più famosa al mondo ha annunciato il licenziamento di 1500 persone

La più importante azienda di musica in streaming online, Spotify, ha annunciato che licenzierà il 17 per cento dei propri dipendenti, circa 1598 persone. A dare la notizia è stato l’amministratore delegato di Spotify, Daniel Ek. L’azienda aveva, prima di questa decisione 9.400 dipendenti e nel 2022 ha fatturato 11,7 miliardi di euro, con un aumento del 21% rispetto all’anno precedente.

Perché Spotify ha licenziato 1500 dipendenti

Spotify, la più grande e conosciuta azienda di musica in streaming al mondo, ha annunciato che licenzierà il 17% della propria forza lavoro. Il colosso svedese lascerà senza un lavoro 1.500 dipendenti, nonostante i buoni risultati economici degli ultimi anni. Nel 2022 il fatturato aveva toccato gli 11,7 miliardi, in netta ripresa sugli anni pandemici, con una crescita del 21% sul 2021.

Anche il 2023 è stato un anno molto positivo fino a questo momento per Spotify. L’azienda ha infatti confermato una crescita annuale di circa l’11 per cento. Di molto inferiore rispetto a quella dell’anno precedente, ma unita a un dato molto più importante. L’azienda è tornata a guadagnare più soldi di quanti ne spenda. È successo nel terzo trimestre, con un margine di 32 milioni di euro.

Un telefono con Spotify attivo
Unsplash @Cezar Sampaio | Vcode.it

Se i conti vanno così bene allora, perché questi licenziamenti? La ragione si deve cercare nelle spese sostenute durante la pandemia. Tra 2020 e 2021, a causa dei lockdown, la tecnologia ha assunto un ruolo molto più importante di prima nella vita delle persone. Questo ha spinto molte aziende, tra cui proprio Spotify, a investire su progetti ambiziosi, presumendo che gli anni pandemici sarebbero stati un punto di non ritorno.

Il 2022 ha invece mostrato un netto ritorno alla normalità, che ha lasciato Spotify con troppi dipendenti. Durante lo scorso anno, l’azienda aveva già cominciato a ridurre le proprie assunzioni del 25%. All’inizio del 2023 sono invece cominciati i licenziamenti, con circa 600 persone lasciate senza lavoro. Nonostante questi tagli alle spese e il ritorno al guadagno, Spotify ha comunque deciso di attuare un ulteriore taglio.

I licenziamenti nelle grandi aziende tecnologiche

Come già accennato, Spotify non è l’unica a essere stata troppo ottimista durante la pandemia. Spinte da investimenti facilitati dai tassi bassi e dal resto dell’economica bloccato dal lockdown, tutte le aziende tecnologiche hanno fatto progetti molto ambiziosi che non si sono dimostrati in grado di fare soldi, almeno nel breve periodo.

L’esempio più chiaro è Meta con il uso Metaverso. L’azienda di Facebook ha puntato tutto su una rivoluzione della realtà virtuale che portasse le masse ad utilizzare una tecnologia che, per quanto molto avanzata negli ultimi anni, era rimasta di nicchia.

Lentamente però la dirigenza si è resa conto che questa strada non era percorribile. A inizio 2023 il CEO e fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha annunciato il licenziamento di migliaia di dipendenti per tagliare i costi insostenibili dovuti alla pandemia.

Un telefono con il logo di Spotify
Unsplash @Haithem Ferdi | Vcode.it

Lo stesso hanno fatto Google, Amazon e Microsoft. Spotify è quindi solo l’ultima di una lunga lista di aziende costrette a tornare sui propri passi, per aver sopravvalutato il ruolo della tecnologia dopo la pandemia.

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